Da adesso in poi l'asfalto me lo posso sognare ma tutto sommato la strada non e' poi messa cosi' male, questo mi fa ben sperare per il mio cerchine semidistrutto che, se sono fortunato, mi puo' portare ancora da qualche parte. Ho cannato di brutto le previsioni delle mie tappe, sono in ritardo alla grande ma in questa parte del Tibet i dislivelli sono allucinanti e le mie mappe poco precise e spesso mi trovo difronte salite inesistenti sulle carte. Scendo infondo a vallate per poi risalire su altipiani gelidi, duemila metri di dislivello sono niente da queste parti ma mi stanno sfiancando. Pero' i paesaggi sono unici e la consapevolezza di essere il solo occidentale a pedalare qui' adesso mi esalta. Ogni sera pianto la tenda in posti magnifici e il piu' delle volte cucino col la legna che da a tutto un sapore molto piu' romantico, meno romantiche sono le gelide mattine che mi vedono costretto a fondere il ghiaccio nelle mie bottiglie per poter prepararmi la colazione. I tebetani di queste terre sono prevalentemente contadini e allevatori di capre, nomadi come nel tibet occidentale non c'e ne sono molti quindi l'unico contatto che ho aviene nei pochi villaggi lungo la strada, la maggior parte dei quali sono costretto a passare con l'oscurita' perche' zeppi di polizia cinese. Una mattina come le altre scendo per una piccola ma bellissima valle, comincio ad avvertire freddo sotto le mie due paia di guanti, anche il mio piumino sembra essere insufficente. Sono in discesa ma pedalo lo stesso per muovermi in po' e non sentire il freddo sempre piu' pungente. Entro nell'ombra delle montagne e sulla strada solo ghiaccio, scendo dala bici e spingo con delicatezza. Qui' il sole non arriva mai e si gela. Ho tutti i miei vestiti addosso ma non bastano, il freddo aumenta sempre piu' e sento il gorgoglio del ghiaccio che si sta formando nelle mie borracce. Non ho idea di quanti gradi possano esserci infondo a questa valle ma poche volte in vita mia ho patito cosi' il freddo. Non posso pedalare ma devo uscire presto di qui' se no le cose si mettono male, scivolo pericolosamente ad ogni passo ma per fortuna la bici sempre attutisce le mie cadute. Rialzarsi poi e' un'impresa. Non vedo la fine di questa zona d'ombra, il sole e' la su in alto sulla cime delle montagne, devo arrivare la infretta che fra poco fa buio e io qui' non ci posso stare se no ci rimango secco. Spingo, cado, mi rialzo e ancora cado; ad un certo punto mi viene pure da ridere per quanto mi sento impedito. Il fiume che sto' seguendo trascina grandi zolle di ghiaccio che si incagliano sulle sponde, piano piano questo fenomeno aumenta e in un'ora la superfice dell'acqua e' completamente congelata. Per fermare un fiume deve fare davvero freddo, impressionato spingo piu' forte e con le ultime luci del giorno riesco ad arrivate in un pianoro abbastanza ampio da montare il campo. Secondo i miei calcoli domani mattina il sole arrivera' qui' appena dopo l'alba.
E' inverno pieno a quanto sembra e devo salire ancora parecchi passi prima di scendere dall'altopiano, la cosa non mi preoccupa e continuo per la mia stada inconsapevole di cosa mi aspetta. Pedalo dalla mattina alla sera col piumino addosso e due paia di guanti ma tutto sommato proseguo ad un buon ritmo, alcuni passi sono tenaci ma la strada e' in buone condizioni e da giorni no incontro ghiaccio. Dopo una lunghissima giornata sui pedali arrivo nella notte nel villaggio di Wanda e eludo il checpoint con facilita' passando per il retro di alcune capanne, una volta dentro cerco un posto caldo da dormire ma devo prima registrarmi alla polizia se no nessuno mi puo' ospitare. Non se ne parla nemmeno e opto per accamparmi fuori dal villaggio come il mio solito. Prima pero' mangio un boccone e imancabilmente il cinese ai fornelli mi frega alla grande coi soldi e apena cerco di protesatere mi minaccia di chiamare la polizia. Incazzato nero non ho scelta, pago e me ne vado il piu' infretta possibile da qui'. Alle porte del paese pero' due dolcissime ragazze mi offrono di dormre nel loro spartanissimo hotel. Accetto non con pochi dubbi ma la camera e' pilita e io sono stanco morto, lascio tutta la mia roba sulla bici che nascondo accuratamente dietro il caseggiato e svengo vestito. Mi svegliano grida e colpi sulla porta, merda e' la polizia...l'incubo si e' avverato. Non muovo un capello, trattengo il respiro. Uno parla in inglese, sono del PSB. Mi invitano ad uscire e sanno chi sono e bla bla bla. Tre secondi e decido di saltare dalla finestra, magari vogliono solo registrarmi ma stanno quasi buttando giu' la porta e in piu' sono le tre di mattina, dubito che vogliano solo chiedermi come sto'. Butto le quattro cose che ho dal primo piano e salto sul terrapieno difronte al muro della mia stanza. La bici e' qui' sotto ma per svignarmela devo arrivare alla strada e non mi sembra facile. Spingo lungo il retro del piccolo hotel, vedo la macchina della polizia nel cortile e non c'e' nessuno dentro. Posso aspettare qua' nascosto fin che non se ne vanno ma se magari vogliono dare un'occhiata ingiro? Via! salto su e pedalo piano piano fino alla strada, mi tengo coperto dall'angolo della albergo e per fortuna una curva mi aiuta a defilarmi. Salvo! e allora spingo con tutte le enegie che ho in corpo, via, lontano lontano. Oramai fara' giorno in poche ore, la luna mi mostrala strda, non mi fermo e pedalo nella notte tanto ci sono abituato.
mercoledì 28 novembre 2007
sabato 24 novembre 2007
L'avventura infinita
L'indubbio fascino di Lhasa mi ha stregato ma le mie gambe stanno scalpitando per ripartire di nuovo verso terre sconosciute. In tutto questo tempo sono rimasto ad osservare come si muovono le cose per andare nel Tibet oriebtale, l'inacessibile Kham. In pratica sembrerebbe impossibile e tutti gli avventurieri che ci hanno provato nell'ultimo periodo sono stati fermati e rimandati indietro dal PSB implacabile e letale in questa parte del paese. Ho informazioni riguardanti le ubicazioni dei vari chekpoint e le strade piu' nascoste per passare i grossi villaggi, in pratica ci sarebbero sette otto posti di blocco due dei quali inviolabili sembrerebbe. Perfetto, e' una missione impossibili... e a me quetsa parola piace da matti. Revisiono la bici da cima a fondo, spedisco a casa un po' di materiale superfluo e monto le gomme da strada per sfrecciare piu' forte. Sono pronto e gasato ma rimango un giorno in piu' per festeggiare il mio trentesimo compleanno con altri viaggiatori come me. Solo pochissimi hanno tentato l'intera attraversata del Tibet, i piu' che arrivano da Khasgar come me fanno rotta verso sud, in Nepal. Questo e' un buonissimo motivo per provarci. La mattina della partenza sono rintronato dalle troppe birre per la mia festa, ho ricevuto anche dei regali (ovviamente cibo) e adorno il mio mezzo coi palloncini e tutti i fronzoli che racatto dal pavimento della mia stanza. Il sole e' alto e fa caldo, pedalo sereno fra il traffico di Lhasa incurante di cio' che mi aspetta da li a qualche giorno. La strada e' asfaltata di fresco e i nuovi copertoni scivolano silenziosi quasi non conoscessero le regole fisiche dell'attrito. 140Km il primo giorno, spettacolare davero e butto giu' piu' o meno un itinerario e delle date su quando saro in questa o in quell'altra citta'. Dopo quattro giorni di immacolato viagiare supero il primo chekpoint di mattina prima dell'alba e qualche cane me la fa sudare dura ma al sorgere del sole sono gia' lontano e al sicuro. Il giorno seguente supero altri due posti di controllo nella notte inquanto lontani appena 20km uno dall'altro e impossibile da superare all'albe sperando nella copertura del buio (20km sono due ore di bici su questa strada). Tutto secondo i piani e facile sembrerebbe, i tibetani di questi luoghi continuano a stupirmi con la loro ospitalita' ma i cinesi perseverano con la loro innata tendenza a fregarmi i soldi ricarando cifre assurde per i miei pasti. Incominciano le salite, durissime perche' con dislivelli notevoli. Al mattino valico passi sopra i 5000m per poi trovarmi alla sera immerso in vallate tropicali a 2000m, e cosi' via per giorni e giorni. Un bel giorno sento un anomalo colpo al cerchione dietro, rotto un raggio. Su questa strada perfetta mi sembra anomalo, smonto la ruota e non ci posso credere: il cerchione e crepato per tutta l'intera circonferenza. E' aperto a meta' praticamente. La disperazione mi assale in un'attimo e mescolandosi allo sconforto per la fine del mio viaggio mi lascia senza reazioni. Sono nel mezzo del nulla, non passano camion o macchine, non posso raggiungere nessun paese inquanto mi arresterebbero all'istante e non c'e' possibilita' di sostituire il cerchine in tutta l'asia inquanto pezzo unici e speciale (28 pollici invecie che i comuni 26 di tutte le bici del mondo). Su un'altura vedo una baracca che sembra l'ideale per la notte, sono a 4500m e inizia a nevicare, la bici non puo' piu' essere montata, il mio peso spezzerebbe la ruota danneggiata. La spingo su per la collina, accendo il fuoco e penso al come uscire da questa situazione. Cambio il raggio rotto dalla parte del cambio e non ho la chiave per smontare gli ingranaggi, piego e tiro, deformo e stringo. Mi costa due ore di lavoro e il risultato e' decente, ora devo pensare a mettere il tutto abbastanza diritto. E' notte da un po', fa un freddo cane ma la bici sembra apposto adesso. Pero' il cerchione e' cosi' danneggiato che non posso usare il freno e quindi da oggi in poi avro' solo quello davanti. Alla mattina tutto procede decentemenete e le discese riesco a gestirle lo stesso, sembra passato questo problema finalmente. Cerco un buon luogo per piantare il campo abbastanza vicino al villaggio di Tangmi dove mi aspetta uno dei piu' temibili chekpoint di tutta la regione. Incredibile; ieri stavo inmezzo alla neve e ora sono infondo ad una valle in pantaloncini corti con un caldo infernale scacciando zanzare e bagandomi nel fiume per non sciogliermi. Sveglia alle cinque e ancora discesa, e' buio pesto, la luce della luna non arriva infondo a questa vallata e d'incanto l'asfalto sparisce e inizia una pista di paltano. Questo non era previsto, non ci voleva.La mia inutile pila non mi aiuta piu' di tanto, il rumore del fiume mi tiene alla larga dal margine della strda che nasconde un profondo precipizzio. Spesso il forte frastuono delle rapide rimbomba sulla parete della montagna e perdo completamente l'orientamento, sono costretto a fermarmi per ispezionare dove cavolo sono e dove scorrono le mie ruote. La mia marci rallenta incredibilmente e quando la salita incomincia sono in ritardo di un'ora, fra poco il sole sorgera' e saro' privo di alcuna copertura quando passero' per il villaggio. Ho pedalato cosi' spesso di notte che riesco a riconoscere gli animali dal riflesso dei loro occhi alla luce della mia torcia, mucche, cavalli e ucelli notturni vari. Spingo e spingo sui pedali come un dannato, posso spegnere la mia piccola pila adesso, c'e' luce abbastanza. Mi immagino il poiliziotto di turno che si sta' alzando tutto assonato, immagino i suoi occhi e spero che oggi non habbia voglia di fare nulla come spesso capita da queste parti. Vedo un sacco di camion fermi per l'ispezione, le sbarre sono ancora abassate il che e' un buo segno, staranno ancora tutti dormendo. Trascino la bici a raso terra e salto sui pedali e via, nessun runore e nessuno mi ha visto. Un chilometro dopo , appena svoltata una curva un'altra sbarra chiude la strada e un pulman e' li fermo con tutta la gente attorno e decine di poliziotti che li ispezionano uno a uno. Merda! hanno beccato un francese che tenta di entrare in tibet, li sento urlare incazzatissimi. Mi faccio piccolo piccolo e mi intrufolo nella folla ma mi sento tirare per un braccio. Fatta sono fregato. Mi portano in uno stanzino e, sempre urlando, mi sequestrano il passaporto. Sotto ad un lenzuolo sudicio vedo una bici con le sacche, no no no.Quesat e' la fine che fara' anche la mia, me la sequestrano e mi rispediranno a Lhasa. Aspetto due ore e un alto ufficiale arriva per chiedermi un sacco di cose in un inglese osceno, e s'incazza pure quando non capisco. Gli mostro i miei permessi scaduti e me li tira in faccia, tento di spiegargli che nessuno mi ha mai fermato o detto che io qui' non ci posso stare ma lo vedo sempre piu' rabbioso e intuisco che la situazione si sta' davvero mettendo malaccio. Se ne va, poi torna e cosi' via per ore e ore. Alla fine mi dice che devo pagare una multa e prendere il prossimo autobus per Lhasa, la bici me la spediranno assieme al passaporto quando gli telefonero' da la. Non esiste e protesto ma sempre col fare da uno che non sa' cosa ha commesso e assolutamente con gentilezza, qua' rischio il carcere. E' stata un'odissea ma alla fine ci accordiamo per solo la multa e continuare il viaggio a patto che se mi fermano ancora io non sono mai stato in quella stanza e non ho mai parlato con nessuno. Duecento yuan, venti euro... quasi sorrido. All'inizio vedevo la mia bici andata e io a Lhasa costretto a volare a Khatmandu, alla fine pago una ridicola somma e sono libero. Scappo letteralmente da quella caserma, via via piu' lontano possibile, e' pomeriggio quando finalmente supero questo villaggio d'iferno. Un cane mi guarda, passo...all'altezza delle mie caviglie si butta adosso ringhiando rabbioso, un calcio sul muso non lo scoraggia. Senti le ganasce chiudersi a vuoto e, sto' bastardo, mi azzanna le borse e mi blocca la bici all'istante. Cado incredulo dalla forza di questa besti, avro' fatto i 20 allora e ha fermato una mole del genere (io + bici siamo circa 130kg) in un baleno. Corro attorno alla bici che mi fa da scudo, mi sale l'adrenalina a mille e sto' cane lo voglio uccidere. Raccolgo due sassi senza guardare, fisso la besti negli occhi. Gli tiro due borbate da breve distanza e quella sulla testa lo fa demordere, se ne va ma non correndo. Rincaro la dose di pietre e cado seduto col fiatone e le gambe tremanti. La borsa attaccata e' strappata in piu' parti ma il contenuto e' salvo. Riparto e stavolta riempio la mia piccola borsa frontale di pietre, basta cani non ne posso piu'. Riprendo la salita felice di essere sopravissuto due volte nello stesso giorno, che sia finito l'asfalto da adesso fino in Cina non me ne puo' fregar di meno.
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